L’ambito disciplinare delle lingue straniere è stato certamente tra i più interessati dai cambiamenti che hanno riguardato l’istruzione e la formazione a partire dagli anni duemila. Con il progressivo consolidarsi dei principi fondamentali dell’Unione Europea, è stata sempre maggiore la spinta propulsiva verso la ricerca, la progettazione e la sperimentazione di nuovi percorsi didattico-educativi finalizzati all’apprendimento delle lingue straniere e all’acquisizione di una competenza comunicativa a supporto dell’integrazione e dello sviluppo di una identità comunitaria e, più in generale, di una nuova idea e di una nuova pratica della educazione alla cittadinanza.
Un processo questo che, in seguito al consistente fenomeno migratorio nelle società europee, ha visto, negli ultimi anni, ampliarsi politiche educative sempre più inclusive e focalizzate sul multilinguismo e sul translanguaging. Approcci che, incentrati sulla valorizzazione di tutte le lingue dei/le ragazzi/e frequentanti, mirano a raggiungere un’educazione democratica attraverso la conoscenza e l’uso di lingue e idiomi diversi, tutti allo stesso modo portatori di identità culturali di pari dignità, favorendo il rispetto reciproco e la convivenza pacifica.
Oggi più che mai formare i futuri cittadini dell’Europa e del mondo comporta per il docente di lingua straniera, la capacità di far acquisire ai propri allievi competenze linguistiche curando, al contempo, l’assimilazione delle norme fondamentali in tema di rispetto della convivenza civile interculturale, in risposta agli epocali mutamenti socioculturali in atto. Obiettivi questi che, in linea con le normative vigenti in materia di istruzione e formazione, si sono concretizzati inizialmente nell’insegnamento di Costituzione e Cittadinanza (Legge 169 del 30 ottobre 2008) e, successivamente, dell’Educazione Civica, reintrodotta nel curricolo ministeriale con azioni educative trasversali a tutte le discipline (Legge 20 agosto 2019, n. 92) (Rif. Agenda ONU 2030-).
,Il vivace centro storico di Napoli accoglie una popolazione studentesca molto eterogenea sotto il profilo socioculturale ed economico. Crescente è il numero di studenti stranieri. Gli indirizzi tecnico-professionali sono la scelta prevalente, seguiti, in percentuale molto minore, da quelli liceali. Significativa è la dispersione scolastica. Alla grande disparità di interessi e motivazioni allo studio si aggiunge che la prima lingua è per molti il dialetto. Per cui: eterogeneità, dialetto, dispersione sono le problematiche che impongono, in particolare al docente di lingua straniera, percorsi didattici innovativi e inclusivi. Approcci che tengano, d’altra parte, conto che l’impiego delle nuove tecnologie funge sempre più da collante tra i vari ceti sociali, favorendo nelle nuove generazioni una progressiva omogeneità di linguaggio e di stili di comportamento.
Il modo scelto è stato, in generale, di ideare e realizzare attività progettuali, prevalentemente integrative a quelle curricolari, nella considerazione che la libertà da vincoli e restrizioni programmatiche, può dar vita ad esperienze veramente stimolanti, per qualsiasi tipo di contesto scolastico. Le iniziative promosse in questi anni si sono, quindi, concretizzate in progetti, di frequente a classi aperte, incentrati sull’alunno, prevalentemente organizzati su percorsi di tipo modulare, secondo una strategia didattica basata su un insegnamento flessibile e personalizzato teso a stimolare lo studente ad un apprendimento gradualmente più consapevole e autonomo attraverso l’applicazione di metodologie quali il problem solving e il learning by doing.
Un approccio di ispirazione CLIL (Content and Language Integrated Learning), integrato con una didattica ludico-laboratoriale e un uso intensivo delle nuove tecnologie e dei linguaggi multimediali, ha permesso di sviluppare con efficacia l’idea-progetto e di conseguire molti degli obiettivi educativo-didattici prefissati in contesti anche molto eterogenei e segnati da disagio socioculturale. Ricche di spunti interdisciplinari, le esperienze sviluppate, lungi dall’ essere circoscritte al solo ambito linguistico, si sono sempre avvalse del contributo di colleghe e colleghi di altre aree disciplinari, con apprezzabili ricadute complessive.
Sotto il profilo contenutistico si sono sempre privilegiati temi legati all’attualità. Tenendo conto che questo percorso ha avuto inizio con l’attentato alle Twin Towers del 2001 e che è stato di lì accompagnato da eventi sociopolitici di forte impatto emotivo anche sui più giovani, il filo conduttore dell’attività didattica di questi anni, come già accennato, è stato improntato ai valori della Pace, della Solidarietà, della difesa dei Diritti Umani.
I libri di testo sono stati sempre integrati da altre fonti di informazione: da quotidiani e riviste cartacei a notiziari televisivi e, sempre più, online.
Rilevante è stata l’attenzione posta sulla musica che, soprattutto nel caso della lingua inglese, costituisce una delle forme espressive più coinvolgenti per i ragazzi. Il suo linguaggio universale facilita la socializzazione e aiuta a superare barriere culturali e sociali, promuovendo l’inclusione e l’integrazione e creando un ambiente di studio motivante e collaborativo.
Tra le esperienze più originali degli ultimi anni, quella del movimento “Playing for Change”, nato con lo scopo di ispirare e mettere in collegamento musicisti nel mondo per portare un messaggio di pace attraverso la musica.
A sostegno delle mie scelte pedagogiche e didattiche, fondamentale è stato il rapporto di intensa e proficua collaborazione ultraventennale con “E.I.P. Italia, un’Associazione non governativa, riconosciuta dall’UNESCO, la cui mission da sempre stata “la diffusione nel mondo, tramite la scuola e gli organismi responsabili della Società ad essa collegati, della conoscenza e del rispetto dei Diritti Umani e dei Principi Universali di Educazione Civica elaborati a Ginevra nel 1958 da Jean Piaget e da Jacques Muhlethaler”.
Dal 2006 sono delegata EIP per la città metropolitana di Napoli.